martedì 15 agosto 2017

La Stagione S01E02 - Carletti




  Ho letto che le donne desiderano un secondo parto solo perché dimentiche del dolore del primo. Uno stress di proporzioni tali può agire sulla memoria e cambiare la percezione di ciò che è stato.
Come per la stagione turistica. A settembre giuri che è l'ultima e che ti troverai un lavoro fisso, ma avendo cazzeggiato fino a febbraio non hai un soldo e inizi a chiedere in giro per un nuovo ingaggio.
A maggio la riviera si intiepidisce, e il clima mistico-religioso stagionale si fa opprimente; la Stagione (di qui in maiuscolo) sarà benevola? Sapremo compiacerla sacrificandole il nostro tempo e raziocinio? Come ogni credo che si rispetti, il paganesimo villeggiante esercita sulla mente dei fedeli un potere inesorabile, convincendoli che l'unica vita degna di essere vissuta sia di chi onori la Stagione e converta gli infedeli. I commoventi dogmi mi son sempre stati tramandati per via orale, fra i più significativi ricordo "devi lavorare, non rispondere", "come sarebbe non ti ho dato una copia del contratto? ti sbagli" o "non parlar male dei Turisti".

Nota 1- I Turisti (in maiuscolo in quanto nome proprio) non sono un gruppo eterogeneo composto da una normale percentuale di stronzi e brave persone, il capriccioso gergo stagionale li approccia come un'entità. Un secondo sono dipinti come una calamità e un secondo dopo ti dicono che se sputi nel piatto dove mangi sei proprio un coglione. Entrambe posizioni validissime se devo dir la mia. Ok. Fine della nota.

Fino a oggi sono sopravvissuto più o meno dignitosamente nelle vesti di "dipendente", senza mai entrare fino in fondo nella setta degli "operatori turistici", ma un'offerta allettante e il fatto che firmo tutto senza leggere mi hanno mutato in un piccolo imprenditore con una piccola impresa, pronto a procacciarsi il pasto nella savana stagionale.
Ora, gestendo un piccolo bar sulla spiaggia, rientro nel girone dei "chioschisti", sui quali grava l'ombra della temibile "associazione chioschisti", l'organo che decide quanto devi far pagare un caffè e che ti fornisce gadget cinesi con i quali dovresti adornare il tuo locale in occasione dei saturnali dei mediocri noti come "notte rosa". Non so in realtà che autorità abbia questa gente, ma nei vicoli gira voce che se non collabori ti arrivano i Controlli.

Nota 2- I Controlli (come sopra) non sono regolari ispezioni sanitarie o fiscali, nella mitologia stagionale un Controllo significa vendetta. Non arriva, lo mandano. Lo so che è da matti. Fortunatamente pare che succeda solo in casi di gravissima inimicizia, e anche quando gira la finanza c'è sempre qualcuno che passa a dirti come son vestiti, quindi la vita scorre tranquilla. Credo che sia importante avere una minaccia reale e al tempo stesso vaga, per tenere il volgo sempre distratto. Fine della nota.

Devo ancora decidere come comportarmi con i gadget, ma potrei cedere, mi sto già facendo abbastanza nemici aprendo alle otto.
Apro alle otto anche se tutti gli altri bar di spiaggia aprono alle sette. Se non ci siete dentro non potete apprezzare l'enormità di questa affermazione. Pure io ero convinto che pagare una carriola di tasse e non avere un capo mi avrebbe permesso di fare il cazzo che volessi, ma vien fuori che c'è sempre qualcuno che sa come dovresti lavorare tu. Sempre.
In pratica, dopo due settimane di attento monitoraggio del fatturato ho riscontrato che dalle sette alle otto incasso una media di € 8,23, che si traducono in un guadagno netto per il sottoscritto di € 1,42.
Dopo una riflessione durata circa quattro secondi, con un pennarello ho cancellato "7" e scritto "8" sul cartello degli orari.
Mi pareva semplice, ma la storia è piena di guerre scoppiate perché a uno pareva semplice e a un altro no, e io non sono nessuno per sfuggire al ripetersi degli eventi.
Il giorno seguente è iniziata la processione di sfaccendati che prendono un bar chiuso alle sette in piena Stagione come un attacco ai propri valori, uniti nello sdegno e decisi a ripristinare il glorioso unisono dell'apertura mattutina dei chioschi. Mi portano notizia che il problema è che i Turisti dei bagni 45-46-47 debbano farsi trecento (300) metri in più per il caffè del mattino. Esatto. Questo è un problema.
Ad ogni modo la faccenda ha limitatissime ripercussioni sulla mia vita, quindi sorrido e ignoro. Gli unici problematici sono gli anziani in villeggiatura (non vacanza, gli anziani vanno in villeggiatura). Faticano a fare una rampa di scale, ma se si sentono investiti del sacro ruolo di educatori di una gioventù annacquata rilasciano più energia di una tempesta solare. Leggermente al di sopra delle mie possibilità di sopportazione, ma mica posso ammazzarli.
Comunque, il bar apre alle otto.
Il problema è che alle otto stavo ancora dormendo, che la sveglia segna le otto e venticinque e che il cane è abituato a fare la pipì quando gli apro la porta alle otto meno un quarto. L'adorabile bestiola non sa se pisciare in un punto a caso o saltare sul letto per tentare di svegliarmi, e non sapendo gestire la tensione decide per entrambe le azioni simultaneamente. Il mio ingresso nel mondo odora di alito e pipì di cane; solo la grande esperienza mi permette di mantenere i nervi saldi. Scaccio gentilmente il cane, individuo la chiazza e scivolo fuori dal letto senza contaminazioni, non avrei tempo per una doccia. Vestiti di ieri, calzini nuovi, tabacco, erba, telefono portafogli chiavi. Una carezza al cane per fargli capire che per oggi può cagare sul divano senza sentirsi in colpa, chiudo la porta, slego la bici e mi avvio. Pedalo con calma per non sudare, tanto ormai sono in ritardo e Carletti mi starà aspettando.
Carletti (ne ignoro il nome di battesimo, si fa chiamare Carletti anche dagli amici), classe 1946, per trentadue anni ragioniere in forza a non so che ditta nel bergamasco, è, fra gli anziani territoriali del bagno 45, il più dedito alla fustigazione dei molli costumi giovanili. Nulla scatena la sua furia come un giovane che non prenda sul serio il proprio Lavoro, nulla lo energizza più che braccare chi non accetti il valore assoluto della Fatica. Personalmente non ho nulla contro la fatica in sé per sé, semplicemente mi innervosisco quando uno che non lavora dal '97 viene a dirmi che non fatico abbastanza. Uno che ha ricevuto l'ultimo stipendio in lire. Uno che ha vissuto in un epoca in cui ti regalavano le case coi punti del benzinaio. Vabbé.
Oggi non sono dell'umore per sopportare Carletti e fortunatamente con lui non mi sono ancora giocato la Notizia Falsa™.
La Notizia Falsa™ è un mio brevetto che permette di liberarsi dell'anziano per qualche ora, raccontandogli che al bagno n è accaduta la tragedia x. A seconda della distanza m, l'anziano impiegherà un tempo t per tornare infuriato ma consapevole della lezione ricevuta. Oggi tocca a Carletti.
Un centinaio di metri prima del bar, la luce del sole riflessa su un paio di occhiali tipo Craxi rivela che Carletti mi sta osservando. Sono pronto.
Mi fermo a pochi metri da lui, lego la bici e mi dirigo verso la porta simulando indifferenza.
"Buongiorno Carletti"
"Buongiorno. Sa che ore siano?"
"Saranno le nove ormai"
"E a lei pare l'ora di venire al Lavoro?"
"Guardi Carletti che oggi ero anche puntuale, mi son solo fermato a vedere il casino al bagno 13" trentadue bagni ti faccio fare, vecchio bastardo.
"Cioè? Quale casino?" ho la sua attenzione.
"Al bagno 13 un gruppo di bambini è stato attaccato da uno squalo e l'elicottero dei soccorsi è precipitato, sembrava una guerra… c'era pure un furgone della Rai…"
"Ma come! Adesso??"
"Si si, mentre venivo in qua"
"Madonna"
Carletti non dice altro, mi guarda storto e abbandona la battaglia. Ghiottissimo di cronaca nera, la mia pigrizia non lo interessa più. In pochi secondi sparisce fra gli ombrelloni.
La giornata passa serenamente, ma nel tardo pomeriggio Carletti non è ancora tornato. Inizio a chiedermi se non l'abbia combinata grossa, e scacciare dalla mente immagini di mummie essiccate al sole si fa sempre più complicato. Non è tipo da farsi inibire da una burla, sarebbe tornato a combattere. Con un notevole sforzo ripudio il pensiero e continuo a pulire, cercando di distrarmi con le chiacchiere di due anziani che sorseggiano un bianchino al banco. La prima frase che sento è "… e lo han trovato al bagno 21, poveretto, gli è pigliato un colpo."
Mi paralizzo. Uno dei due nota che sto fissando il vuoto con un flacone di ammoniaca in mano e mi chiede se tutto vada bene. Lo guardo.
"Chi hanno trovato?"
"Sa Carletti, il ragioniere, ha l'ombrellone qua davanti"
"Si, lo hanno trovato al bagno 21, chissà cosa ci faceva…" aggiunge il compare.
Forse dicono qualcos'altro, ma non li sento. In testa rimbomba solo la parola assassinio.
Non gli ho dato una botta in testa, ma l'ho spedito verso una marcia della morte senza premi alla fine.
"Ma si sente bene?" chiedono dal banco
"Devo chiudere. Scusate"
"Ma volevamo l'ultimo bianchino"
"Ve lo faccio nel bicchiere di plastica."
"Ma così lo svilisce!"
"Non si può svilire il vino frizzante alla spina da un euro, si fidi." gli spino due vinelli
"Ma lei lo vende."
"E lei lo beve. Ecco qua. Grazie. Ora devo chiudere. Offro io. Grazie. Scusate" quasi li spintono fuori, non sento nemmeno le loro proteste.
Sbatto la porta. Abbasso i tendoni di tela cerata che fungono da pareti del chiosco. Devo stare solo.
Siedo al primo tavolino, ricordo della mezza canna in tasca e la accendo. Sono un assassino?
Mentre penso che l'assenza di prove potrà garantirmi l'impunità terrena ma non mi laverà la coscienza, la porta scatta alle mie spalle.
L'ansia si trasforma in irritazione, mi volto e appoggiandomi allo schienale della sedia ringhio "Se la porta è chiusa il bar sarà chiu"
Non riesco a finire la frase.

Carletti.

Sento un ingranaggio spezzarsi nel cervello, tutto si blocca. Io mi blocco.
Carletti è morto. Carletti è appena entrato aprendo la porta del chiosco.
Lentamente ma con decisione si avvicina. Ad ogni passo un poco della sabbia che lo ricopre si smuove e nevica a terra.
Ora è di fronte a me, ma non ho paura. Le statue di marmo non hanno paura.
Una voce roca si insinua nelle mie orecchie.
"Sai che sono qui per te. Vero?"
"Sì…" rispondo, anche se in realtà non lo so. Non saprei nemmeno dire se mi sto pisciando nei pantaloni in questo momento. Sono una statua che dice "sì".
Avvicina il viso, le pupille dilatate fisse nelle mie. Ha perso gli occhiali tipo Craxi. Sento odore di carne bruciata.
La sua voce è ora un rantolo lussurioso
"C'è solo una cosa che devi sapere, prima."
Alla fine ho passato una vita niente male. Chissà cosa succede adesso. Grazie a tutti.
Carletti assapora la mia impotenza per un ultimo secondo, poi me lo dice.
"Sappiamo tutti della notizia falsa" e rimane a fissarmi estasiato.
Come un vecchio motore, il cervello riparte scoppiettando.
Carletti è vivo. L'odore di carne bruciata è tipico degli anziani estivi. Gli anziani parlano fra loro. Parlano di me e di come fregarmi. Non mi sono pisciato addosso.
Sento sollievo per non aver ucciso Carletti, unito a delusione per non aver ucciso Carletti.
Durante il minuto che serve per ricompormi, Carletti mi osserva rapito. Se potesse, avrebbe un erezione. Questa gliela dico.
"Peccato che non possa avere un'erezione, Carletti."
"Non si preoccupi giovane. Il mio spirito è eretto e potentissimo" che schifo.
"Questa è guerra Carletti. Lei lo sa."
"Rilassati giovane. Ti ho gabbato."
"Mi ha dato del tu."
"Scusi. Mi sono emozionato." gongola.
Non posso fare nulla per impedirgli di godere. Mi arrendo, e nel momento in cui gli concedo la partita mi sento più' leggero.
"Se non altro ho passato una giornata senza lei fra i maroni, che già è un gran regalo."
"Dica pure tutto ciò che la fa sentir bene."
"Vada a casa Carletti."
"A domani giovane"
Prende la porta.
Domani gli farò sparire quel sorriso.
Adesso vado a farmi una birretta.

Chiudo il bar.

domenica 7 agosto 2016

Dio e Pietro. S01E03



Pietro entra con aria afflitta nella stanza dei videogiochi di Dio.
Dio sta osservando la fila di compact disc con il logo PlayStation® sulla costa. Nota che Pietro ha qualcosa di importante da dire.

D- Che c'è Pietro?

P- Un'altra giornata nera sulla terra...

D- Cioè? Non mi dire che si sono estinti gli elefanti! M'incazzo!

P- No, no... Un attentato... Kamikaze... Morti... Caos...

D- Eh.

P- Vile attentato... Morti innocenti... Bambini... Nessuna colpa...

D- Come tutti i cazzo di giorni sulla terra Pietro. Cosa vuoi da me?

P- Ma in Europa! Di nuovo! Il Cuore dell'Europa! Colpito! Vili!

D- Spiegati Pietro, sono secoli che gli umani rosa brutalizzano gli umani marroni. Qualcuno decide di restituire un paio di bombe per la sua squadra. Cosa ti sorprende tanto?

P- Se però inizi con il pippone comunista chiudiamo subito il discorso, ok?

D- Pietro, quello che chiami “pippone comunista”, dimostrando una conoscenza tutta tua della politica umana, è una descrizione dello stato delle cose, e il fatto che esca sempre dalla bocca di qualche fichetto comunista non ne altera la sostanza.
Ti assicuro che se mi importasse qualcosa degli umani punirei chi lo merita, magari anche con qualche scenetta dalla bibbia o dal corano, sai come li farei contenti? Però lo sai, sono molto piu' divertenti se li mandi allo sbaraglio.

P- Il libero arbitrio...

D- Si vabbè.

P- Almeno quello ce l'hanno. Anch'io.

D- Certo, Pietro. Torna frettolosamente a ispezionare i cd

P- …

D- …

P- Esiste.

D- Si che esiste.

P- Cioè, io so di averlo. So cosa si prova.

D- Ma si che lo avete. Perché insisti?

P- Non mi piaci quando sei così evasivo. Nascondi qualcosa.

D- Hai visto come sei sveglio? E se non te ne fossi accorto, stai questionando Dio 
l'Onnipotente, scusa se è poco, tranquillo che ce l'hai il libero arbitrio.

P- E' importante. Non evitare il punto. C'è, o si sono inventati pure quello?

D- Non voglio evitare il punto, ma è difficile spiegartelo... Potrei rispondere che sono vere entrambe.

P- Parla chiaro porca puttana! Quando ci hai creati ci hai fornito il libero arbitrio o no?!?

D- Senti ciccio, quanto cazzo credi che mi sia sbattuto per voi? Ho buttato sulla terra una manciata di prototipi pelosi, e poi sai bene il casino che è successo, in un attimo avevate automobili, telefoni, stili di vita e orologi. Mica ho programmato nulla. Siete voi che vi programmate a vicenda. Da sempre. Questa è la verità che volevi, sei contento? Rifletti su queste parole, e se non ci arrivi da solo, un giorno se ho voglia te lo spiego. E smettila di stressarmi con questa storia degli attentati, non sei sulla terra e non hai sofferto perdite. Non hai nemmeno la scusa che ti caghi addosso.
Ora se vuoi giochiamo a Tekken. Tutto chiaro?

P- … Me lo spiegherai prima o poi?

D- Sì, mio buon Pietro.

P- … Quale Tekken?

D- Tre.

P- Ok.

sabato 20 febbraio 2016

Dio e Pietro. S01E02





Dio scruta la terra da una delle sue poltroncine da cinema fluttuanti, il sorriso sulle labbra si interrompe occasionalmente per sgranocchiare una mandorla.

D- Dio cane...

P- Cosa?

D- “Dio cane”, forse è una delle mie bestemmie preferite. E' proprio forte.
C'è quel tizio che dice “Dio cane” da mezz'ora perché non riesce a montare un mobile Ikea.

P- E ti fa arrabbiare?

D- No, ha ragione, gli ho messo i pezzi sbagliati. E' un architetto con problemi di rabbia, voglio vedere se poi picchia la moglie.

P- Non male. E se la picchia lo punisci.

D- Certo cazzo. Non si picchiano le donne.

P- Posso vedere?

D- Claro, il divertimento va condiviso.

P- Strana cosa però.

D- Cosa?

P- Le punizioni. L'idea che qualcuno decida che qualcosa è sbagliato e ti punisca di conseguenza. Chi dice che devi accettarne l'autorità?

D- Sono Dio.

P- Non parlo di te, stupido. Metti per esempio che uno si droga. La polizia lo becca e lo mette dentro, anche se non faceva male a nessuno. Persino a lui pare normalissimo, non dice nulla.
E gli altri drogati? Nulla. Zitti. Maledetti tossici cacasotto, manco un picchetto, un lancio di uova sulla questura, niente. I drogati sono la maggioranza assoluta, porca puttana! Non lo sa nessuno! Solo io e te! Si nascondono tutti, non hanno un partito! Devi fare qualcosa!

D- E dai con questa storia.

P- Ma è importante! E' la droga! Perché no? Dimmi perché no?

D- No, tu dimmi per favore che non devo spiegarti ancora come funzionano gli umani.
Hanno paura. Non vogliono che si sappia che hanno paura. Per nasconderlo si inventano nemici e combattendoli si sentono coraggiosi. Punto.
Non li volevo così ma come educatore sono piuttosto svogliato.

P- Non mi dire...

D- Dovresti saperlo ciccio, eri umano pure tu. Immagine e somiglianza, ricordi?
Siete i miei adorati figliocci scemi.

P- Non mettermi fra gli altri umani per favore.

D- E tu non ti ci tirar fuori, per favore. Nulla di peggio di chi si vergogna di ciò che è.

P- Va bene, va bene. Non cambiamo argomento. Chi ha messo la droga sulla terra? Tu.

D- Beh, ho messo tutto io.

P- E perché hai messo la droga? Per istruirli un pochino, giusto? Per liberargli la mente ogni tanto. Perché imparassero a usare qualcosa di pericoloso e potente, piano piano. Apprendere disciplina e autocontrollo, e al momento giusto vedere te, ricordi? Dimmi quanti esseri umani ti hanno visto.

D- Uno.

P- Chi?

D- Jimi.

P- Esatto. Uno. Da quando li hai inventati. Uno ti ha visto e tutti gli altri parlano di te e ti venerano alla cazzo di cane e si sono inventanti dieci comandamenti che interessano a loro e non a te.
Il tuo regno in terra è gestito e popolato dai peggiori fra i mediocri, e tu stai a guardare.

D- Ma sentiti, il mio regno in terra. Davvero credi che abbia voglia di consigliare gli umani? 
Da qualche tempo ragioni proprio come loro, non è che dobbiamo reincarnarti per un poco affinché tu recuperi la giusta prospettiva? Vuoi essere un pompiere? O morire di fame perché non hai un quattrino? Vuoi fare il presidente, Pietro? Quello che vuoi.

P- Sei crudele.

D- No Pietro, sono un dio d'amore, lo sai.

P- Ti diverti molto, vero?

D- Praticamente mai, amico mio.

P- Sei un vecchio triste e rancoroso.

D- Forse sono triste, ma il rancore non mi appartiene. Non voglio essere stronzo quando dico che ragioni come un umano, davvero. E' semplicemente così, ed è uno dei motivi per cui mi piaci. Mica tutti gli umani ragionano male. Non sempre.
Il fatto è che li ho creati con le intenzioni di chi compra una coppia di criceti. Gli fornisci un buon ambiente, li nutri e speri che stiano bene e non si cibino della prole, ma non insegni a leggere al tuo criceto. Mi ci sono affezionato, questo è vero, ma non tirare troppo la corda. Se vogliono che la loro esistenza abbia un senso hanno tutti i mezzi per trovarselo.

P- …

D- …

P- Anche io ero un criceto per te?

D- Sì Pietro.

P- Allora perché sono qui? Perché io?

D- Mio figlio ti ha dato le chiavi Pietro. Porca vacca, ti sei drogato?

P- Non è quello. Pensavo di significare qualcosa di piu'. Sono un criceto che tuo figlio ha portato in casa. Per essere un dio d'amore sei assolutamente insensibile.

D- Pietro se continui a rompere i coglioni ti rimando sulla terra.

P- …

D- …

P- A che punto è l'ingegnere?

D- Ci siamo quasi. Siediti.

sabato 2 gennaio 2016

Dio e Pietro. S01E01



Dio scruta la Terra dalla sua poltrona fluttuante, da qualche parte sopra Berlino.
Dio- L'Occidente è una culla di depravazione e cecità, una disgustosa polla di sterco fuso che catapulterei volentieri nello spazio infinito.

San Pietro si avvicina fluttuando, aria annoiata e mani giunte dietro la schiena.
Pietro- Eccoti, esterofilo dei miei maroni.

D, storcendo la bocca- Col cazzo, lo seguirebbe immediatamente l'Oriente intero, finti illuminati schiavisti della propria prole. E la fottuta Africa e le mattanze e il voodoo. Ti salvo gli svedesi. Forse.

P- Vabbè. Allora lasciamo il mondo agli svedesi. Sei tu il capo. Però ti dico come va a finire: metà si trasferiscono subito sull'equatore, perché sono esterofili come te, e muoiono come pinguini all'equatore una settimana dopo. Un quarto si impicca per il dispiacere, sai come son fatti. Rimangono un quarto di svedesi in Svezia e il resto del mondo agli animali, che son fichi, per carità, li guardiamo da secoli e sappiamo che non c'è nulla come scoparsi una balena inebriati di LSD. Però che palle dopo un po'. Ricordi com'era il mondo prima che inventassi gli umani? Che rottura di coglioni? “In principio” era un cazzo marcio, me lo hai detto tu!

D- Certo che ricordo, però stanno esagerando. Magari invento qualcos'altro.

P- Ma loro sono perfetti! Sono imprevedibili e sicuri di tutto anche se non sanno niente! Inventeranno qualcosa di epico proprio in questi giorni, ne sono sicuro! Sarà fantastico e ci sbellicheremo, come con la religione o la guerra! O Hitler! Cazzo te lo ricordi Hitler?

D- Hitler è stato una figata Pietro, ma è sempre la solita solfa, dopo Nerone nulla di nuovo.

P- Radical chic da due soldi.

D- Pensavo anche che mio figlio potrebbe cambiare atteggiamento. Lui li odia proprio.

P- Vabbè ci credo. Ogni tanto mi chiedo perché hai mandato un essere divino sulla terra.

D- Ok. Vuoi la verità? Mi aveva rotto le palle.

P- …

D- Con questa storia che io posso trombarmi e uccidere e torturare tutti gli umani che voglio, e lui no, e tutti i Santi giorni era un “babbo voglio il mio pianeta con gli umani” e così via.

P- Quindi l'hai mandato fra gli umani. Proprio nel tuo stile.

D- Ma gli avevo lasciato i poteri! Avrebbe potuto friggere tutti i fottuti ebrei e romani in un secondo! Ma no! Mille volte meglio poter rompere le gloriose uova dell'onnipotente 
coll'eterno senso di colpa del Cristo! Ho un figlio adolescente di duemila anni, Dio cane.

P- Bestemmi pure come un umano. Li ami. Non puoi friggerli.

D- Lo so...

P- Piuttosto. Che abbiamo da fare oggi?

D- In che senso? Niente...

P- Ecco il problema. Da un sacco di tempo non facciamo niente. Gli umani, gli umani, sempre con 'sti cazzo di umani, basta! Facciamo qualcosa. FAI qualcosa, Cristo, sei tu il capo. Andiamo a rompere le palle a qualcuno!

D- E a chi?

P- Tipo a qualche pezzente di dio minore! Gli spacchiamo il multiverso e ci sbellichiamo mentre tira su i cocci!

D- Come con gli umani...

P- Con te non si può parlare.

D- Non vuoi guardare in faccia la realtà. Ho visto tutto. Fatto tutto. So che l'eternità non esiste, perché il tempo è infinito ma le cose finiranno. Sono da sempre e sempre sarò, questa è la mia condanna.

P- Ok. E' vero. Allora cosa vuoi fare? Guardiamo gli umani?

D- Si.

P- Cristo.

D- Già.

martedì 21 ottobre 2014

Fashion Blogjob


Settembre è finito, il caldo che ci ha concesso deliziose camicette e sandali da sogno ci sta lasciando, ma non disperiamoci, perché anche durante il mese di ottobre potremo sfoggiare il nostro gusto unico e personale, come a novembre, dicembre, giugno e qualsiasi altro mese dell’anno, non vedo dove sia il problema.

Dimenticavo una citazione a cazzo di cane, ecco:

Il nostro nemico è per tradizione il nostro salvatore, perché c'impedisce di essere superficiali.
Joyce Carol Oates

Quello che zia Joyce vuole intendere è che dobbiamo essere in un certo senso grati/e a chi ci copia gli outfit, in quanto ci offre la possibilità di riconquistare la nostra identità!
Come? Cambiando camicia e accessori!

Tutti sappiamo che quello che indossiamo ci definisce come persone e individui, anche se il mondo pare non esserci ancora arrivato: le persone brutte e vestite male continuano a farsi vedere nelle piazzette e nei locali ai quali cerchiamo strenuamente di conferire una certa fashion dignity, e a pretendere di avere gli stessi diritti di chi SI PRENDE CURA DI SE STESSO.

Esatto, perché è di questo che si tratta.
Prendersi cura di se stessi, non vi è vanità, lo facciamo per noi e per gli altri, ci son persone che le guardi e pensi subito a una periferia fatta di fabbriche e case popolari e microcriminalità, ma c’è anche chi vuole di piu’.

C’è chi non si accontenta di apparire come capita, chi ha capito che scavando in sé stessi sempre piu’ a fondo, si intravede una scintilla che pochi possono catturare: essere belli.

Proprio per questo l’outfit che oggi sottopongo alla vostra review, amici fashion victims, si colloca fra il casual e l’elettrosteamchillbontoncloseencounterpunk, con una spruzzatina di glamour, per essere comodi e sessualmente appetibili al tempo stesso.

Iniziamo dall’alto:

- Occhiali: Li ho comprati nel 2011 da un bangladese di nome Lochman (credo, mi sembrava scortese chiedere lo spelling), molto simpatico.
Il brand non è piu’ visibile, ma possiamo dire a tutti che si tratta di un nuovo brand così fico che non deve neanche scrivere il brand (brand).
All’interno della stanghetta destra il bollino della comunità europea garantisce la qualità dell’accessorio.
La fantasia a stelle ci ricorda le stelle.


- T-shirt: La t-shirt che ho scelto di indossare me la portarono i miei dopo una vacanza a Cormayeur, e racchiude un sacco di elementi trendy:

  • Gli sci, perché se non hai mai sciato vuol dire che non hai mai bevuto un bellavista al sole fuori da una baita e quindi non sei nessuno.
  • La mucca capovolta: un outfit come si deve non può fare a meno di un po’ di dry irony, e di solito le mucche non sono capovolte. Ciò è ironico in maniera deliziosamente post-funny.
  • Cormayeur: Cormayeur in teoria è un posto glamour, ma è qualche tempo che non ne leggo il nome su vogue o men’s health o che cazzo ne so, quindi per ora gli diamo il beneficio del dubbio.
  • Il colore: Ho scelto questo colore per via della meravigliosa risonanza cromatica con il ficus alle mie spalle (attenzione a indossarla in ambienti ficus-free, results may vary)

-Il polsino: Il polsino è blu e il blu è un colore, e i colori sono assolutamente invaluable per un #outfit che vuol essere timeless senza rinunciare al chromatic.
Utilissimo in ambienti hot, quando uno style un po’ troppo invernale produce uno spiacevole sweat.

-I pantaloni: siamo al capo top della nostra list: ideati dallo street-brand Errea esclusivamente per i calciatori dell’Igea Marina, li ho ottenuti dopo un'estenuante fashion-search.
L’acrilico si presta magnificamente al risvolto, e senza il risvolto non ti parlo nemmeno.

-Il calzino: che dire, Lotto è un brand che non smetterà mai di stupirci. Ho notato che dopo l’uso prolungato rilasciano un bittersweet smell, ma credo che sia una cosa mia.

-La calzatura: una fashion victim non può essere anche una scoliosis victim, e io son già abbastanza gobbo, ma il visionario mr. Birkenstock ci viene in soccorso nel modo piu’ cool che si possa immaginare: il color cuoio! Divino!

Vi faccio notare inoltre che Birkenstock ricorda “Birkenau”, e il nazismo sarà il tema della prossima MilanoFashionWeek, quindi possiamo già guardare avanti!


Questo era l’ultimo consiglio, vorrei scrivere per ore, ma devo salutarvi!
Dopotutto è sabato e devo bere sangue di koala (un fantastico diuretico, lo trovate nel mio shop) prima di andare all’opening dell’#AnalCircusTopPrivè!

Ciaooooo!

ah già:
Ricorda che esiste un'enorme differenza tra chi appare stolto agli occhi degli dei e chi lo appare agli occhi del mondo.  –Oscar Wilde

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